
Oltre la paura della sostituzione: l’AI come opportunità per migliorare la sicurezza, ridurre lo stress e rendere il lavoro più umano. Una prospettiva che trova oggi un importante riconoscimento anche nella legislazione italiana.

Oltre la paura della sostituzione: l’AI come opportunità per migliorare la sicurezza, ridurre lo stress e rendere il lavoro più umano. Una prospettiva che trova oggi un importante riconoscimento anche nella legislazione italiana.



Da studente passavo ore tra enciclopedie, libri e biblioteche per raccogliere informazioni e costruire relazioni, temi e tesi. Oggi facciamo qualcosa di simile con l’AI, ma in pochi minuti. Il problema non è usare questi strumenti. Il rischio nasce quando smettiamo di verificare, approfondire e pensare con la nostra testa. In questo articolo rifletto sul rapporto tra AI, conoscenza e pensiero critico, e sul pericolo di un possibile “sonno dell’intelligenza” nella società contemporanea

Nell’era dell’Intelligenza Artificiale il valore di un professionista non sarà più determinato soltanto dalle conoscenze che possiede, ma dalla capacità di formulare le domande giuste. Attraverso esempi che spaziano da Socrate a Leonardo da Vinci, fino all’esperienza dell’audit, questo articolo riflette su come curiosità, pensiero critico e capacità di interrogare la realtà rappresentino le competenze più preziose del futuro. Perché se l’AI può fornire risposte sempre più efficaci, resta all’essere umano il compito più importante: scegliere quali domande vale davvero la pena porre.

In questo breve articolo rifletto sulla profonda discrasia tra il dibattito politico contemporaneo, spesso focalizzato sulla chiusura identitaria e il contrasto ai flussi migratori, e la realtà multiculturale che emerge spontaneamente nello sport. Osservando la composizione dellenazionali di calcio che stanno partecipando ai Mondiali, il contributo cerca di evidenziare come le società occidentali siano già intrinsecamente pluralistiche, rendendo le retoriche sull’omogeneità culturale anacronistiche. Propongo una riflessione sul calcio non solo come fenomeno sportivo, ma come metafora sociale: una palestra in cui la diversità viene trasformata in risorsa collettiva, suggerendo che la sfida del futuro risieda nella capacità di superare le attuali polarizzazioni per imparare a costruire una cittadinanza realmente condivisa.


A oltre cinquant’anni dalle riflessioni di Ivan Illich sulla “descolarizzazione della società”, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale riapre una domanda fondamentale: chi controlla oggi l’accesso alla conoscenza? L’articolo propone una riflessione sul passaggio dall’istituzione educativa tradizionale alla Learning City, una comunità diffusa in cui l’apprendimento nasce dalle relazioni, dalla partecipazione e dalla condivisione dei saperi. L’AI può diventare il nuovo strumento di emancipazione culturale, capace di connettere persone, competenze e opportunità, oppure trasformarsi nell’ennesima forma di centralizzazione del sapere. La sfida è utilizzare la tecnologia per costruire cittadinanza attiva, pensiero critico e nuove “trame di apprendimento” che rendano ogni individuo protagonista del proprio percorso di crescita

La vera domanda non è se l’intelligenza artificiale entrerà nella scuola. La vera domanda è: quale idea di futuro stiamo insegnando attraverso il modo in cui scegliamo di introdurla.

Questo articolo riflette sul progressivo indebolimento della cultura democratica in Italia, partendo dalla stagione del Sessantotto, quando scuola e formazione venivano considerate strumenti fondamentali di emancipazione civile e partecipazione consapevole. Attraverso il confronto con la realtà odierna, segnata da descolarizzazione e crescente analfabetismo funzionale, emerge il rischio di una società sempre più fragile, incline ad affidarsi a leadership autoritarie e a rinunciare al pensiero critico. Un richiamo forte alla necessità di tornare a investire nell’educazione civica e nella cultura come basi essenziali della democrazia.
Di Francesco Naviglio[1]

Di Francesco Naviglio[1]

Oggi spesso la competenza è data per scontata. Titoli, corsi, formazion continua, certificazioni non bastano più a distinguere un professionista. In un contesto saturo di offerte e alternative, ciò che fa davvero la differenza è la fiducia. Non quella dichiarata, ma quella costruita ogni giorno con coerenza, responsabilità e chiarezza. Perché non vince chi sa di più, ma chi riesce a farsi scegliere nel tempo.

A cinque mesi dall’Accordo Stato-Regioni di aprile, il nuovo decreto approvato dal Governo introduce strumenti digitali per la gestione della sicurezza sul lavoro: badge elettronico, fascicolo formativo online e patente a crediti. Una svolta moderna che contrasta con l’approccio cartaceo delle Regioni e apre la strada – forse – a un sistema finalmente unico e nazionale. I prossimi 90 giorni saranno decisivi: il nuovo Accordo Stato-Regioni dovrà uniformare criteri e requisiti. È l’occasione per uscire dal caos normativo e garantire diritti uguali a tutti i lavoratori italiani.

In Italia, la sicurezza sul lavoro è un diritto fondamentale tutelato dalla Costituzione in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Eppure, a distanza di anni dall’entrata in vigore del Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), viviamo ancora in una giungla di norme regionali che disorientano imprese, lavoratori, formatori e responsabili della prevenzione. Il recente recepimento dell’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha riacceso i riflettori su un problema mai risolto: la frammentazione normativa tra le diverse Regioni italiane. È giunto il momento di dire basta.

Dopo la Lombardia anche l’Emilia-Romagna ha provveduto a recepire l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025.
L’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 doveva rappresentare una sintesi operativa chiara sulla formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Invece, il suo recepimento da parte delle Regioni si sta trasformando in una corsa all’eccesso amministrativo. Lombardia produce 200 pagine di allegati, l’Emilia-Romagna risponde con 12 modelli di attestato. Il risultato? Un labirinto normativo che confonde più che chiarire, ostacolando chi nella formazione lavora ogni giorno.

Un patto costituzionale tradito?
“In considerazione di quanto scritto nell’Art. 2 della nostra Costituzione, che impone ai cittadini doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale…”: così inizia un impegno solenne, un patto che lega ogni italiano non solo al proprio benessere, ma a quello della collettività.
Eppure, basta guardarsi intorno per porsi una domanda scomoda: siamo stati educati e stiamo davvero educando le nuove generazioni a incarnare questi valori? O ci limitiamo a belle parole, a rituali vuoti, mentre la cittadinanza attiva resta un’utopia lontana? La Costituzione non è un libro di storia, ma una guida viva per costruire una società giusta.
Se falliamo nell’educare a questi principi, tradiamo non solo la Carta, ma il nostro futuro.

La recente decisione della Regione Lombardia di recepire l’Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 attraverso una delibera e due allegati di ben 200 pagine solleva seri interrogativi sull’efficienza e la trasparenza della macchina amministrativa. Un accordo, per sua natura, dovrebbe essere un punto di arrivo, una sintesi chiara e funzionale di intese condivise. Il suo recepimento, invece, si è trasformato in un labirinto burocratico che rischia di vanificare la portata stessa dell’intesa originaria.
All’inizio del 2000, per merito di Sergio Marchionne, fui attratto dalla diffusione del termine zulu “Ubuntu” che sottintendeva una filosofia presente nell’Africa sub-sahariana. Il termine si diffuse per merito di Sergio Marchionne.
Sergio Marchionne, scomparso nel 2018, ha lasciato un’impronta profonda non solo nell’industria automobilistica, ma anche nel modo di interpretare la leadership. Presentò il termine “Ubuntu” Durante una cerimonia al Politecnico di Torino, nel 2008. Il termine, allora poco conosciuto in Occidente, deriva dalla lingua zulu e indica, semplificando, che “Una persona è una persona grazie agli altri”.
Pubblicato su Punto Sicuro il 07 maggio 2025 – Numero 5843
La formazione sulla sicurezza sul lavoro da sempre rischia di essere vissuta come un obbligo formale, più che come un’occasione reale di crescita e prevenzione. Questo articolo propone un cambio di rotta. Partendo da una critica ai limiti del modello tradizionale, intendo offrire una visione innovativa e concreta: trasformare la formazione in un’esperienza coinvolgente, partecipata e centrata sul lavoratore. Non un semplice aggiornamento, ma una riprogettazione che punta su tecnologie, emozioni, collaborazione e personalizzazione per costruire, insieme, una cultura della sicurezza più viva ed efficace.


L’articolo analizza criticamente l’accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 sulla formazione in materia di sicurezza sul lavoro. Si sottolinea l’orientamento conservatore dell’accordo, che ribadisce la centralità della didattica tradizionale in aula e in presenza, ignorando le evoluzioni della formazione contemporanea. Si contrappone a questo modello quello della descolarizzazione dell’apprendimento, che valorizza metodologie più flessibili, digitali e contestualizzate concludendo che, per essere davvero efficace, la formazione sulla sicurezza deve abbandonare la logica burocratica e puntare su strumenti che parlino ai lavoratori e alla realtà concreta del lavoro.
Pubblicato su Punto Sicuro del 16 aprile 2025 – Numero 5832

La formazione sulla sicurezza sul lavoro può essere innovata ispirandosi al concetto di descolarizzazione introdotto negli anni ’70 da Ivan Illich. Si vuole qui metter in discussione il modello formativo tradizionale basato su lezioni frontali, spesso inefficaci e percepite come mero obbligo burocratico per propone un nuovo paradigma che ponga il lavoratore al centro e protagonista del suo apprendimento. Questa modalità formativa si basa su simulazioni, esperienze, storytelling, uso di tecnologie avanzate e creazione di comunità di apprendimento.
Pubblicato su Rivista Qualità, n. 1 del 2025
Esplorare il legame tra credenze, dinamiche organizzative e strategie di gestione per costruire ambienti di lavoro più sicuri ed efficienti
La sicurezza sul lavoro rappresenta un pilastro essenziale per il benessere dei lavoratori e il successo delle organizzazioni. Questo articolo analizza il legame tra alcune credenze fondamentali sul lavoro e la necessità di garantire un ambiente sicuro, concentrandosi su sei aspetti chiave: la complessità del lavoro, l’inevitabilità degli errori, l’inutilità della sanzione, l’influenza del contesto, l’influenza dell’apprendimento continuo e il ruolo cruciale della leadership. Attraverso un’analisi critica si sottolinea l’importanza di spostare l’attenzione dalla semplice applicazione normativa verso un approccio olistico che considera le dinamiche umane e organizzative. Investire in una cultura della sicurezza, valorizzando trasparenza, collaborazione e innovazione, non solo riduce gli incidenti, ma migliora la produttività e la soddisfazione dei lavoratori, consolidando il successo organizzativo. L’articolo si conclude sottolineando che la sicurezza deve essere integrata nel tessuto organizzativo attraverso un impegno comune.
Articolo pubblicato su Punto Sicuro il 04 febbraio 2025
Di Francesco Naviglio[1]
Come il lavoro ibrido sta ridefinendo carriera, produttività e benessere per i giovani lavoratori
Questo articolo esplora in profondità gli effetti del lavoro ibrido sulle nuove generazioni, evidenziando le competenze chiave richieste e le strategie che le aziende possono adottare per promuovere inclusione, benessere e produttività. Vengono analizzate soluzioni pratiche, come l’uso di tecnologie collaborative avanzate e l’implementazione di programmi di supporto al benessere mentale, per creare un ambiente di lavoro resiliente e sostenibile. In conclusione, viene sottolineata l’importanza di un impegno congiunto tra aziende e lavoratori per trasformare il lavoro ibrido da necessità a opportunità, costruendo un futuro professionale inclusivo e collaborativo. Continua a leggere

Liberalizzazione negli Stati Uniti: La visione di Trump
Con il ritorno di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, il dibattito sull’Intelligenza Artificiale (IA) assume una nuova centralità nelle agende politiche globali. Trump ha già espresso chiaramente la sua volontà di promuovere una liberalizzazione radicale nel settore, ritenendo che regole e restrizioni eccessive possano soffocare l’innovazione e compromettere il primato tecnologico americano. Questo approccio, se da un lato mira a consolidare la posizione degli Stati Uniti come leader tecnologico mondiale, dall’altro solleva preoccupazioni significative a livello globale per i rischi legati a un uso non regolamentato dell’IA.
Lucio Fattori intervista Francesco Naviglio, già Segretario generale di AiFOS e anche già Vicedirettore del Centro Elettronico di INAIL

Intervista apparsa sul “Giornale dei Consulenti” di Aifos di dicembre 2024
La formazione e la crescita professionale delle persone sono state per lungo periodo legate a metodologie tradizionali, riservate ad aula o ambienti in cui “chi sapeva” interagiva con “chi apprendeva”.
Le nuove, anche se ormai non più nuovissime, tecnologie hanno permesso di sviluppare delle modalità di formazione e apprendimento definite “asincrone”, modalità di processi formativi dove viene a mancare l’interazione diretta tra due o più persone sostituita da registrazioni, filmati, animazioni, grafica e testi.
La legge 215/2021 di conversione del Decreto-legge 146/2021 ha apportato notevoli modifiche al D.Lgs 81/2008. Una delle innovazioni più importanti per il mondo della formazione alla sicurezza sul lavoro è quella che prevedeva entro il 30 giugno 2022 l’accorpamento e modifica dei molteplici e vigenti accordi Stato-Regioni in materia di formazione dei lavoratori.
Ad oggi, 12 settembre 2023, il progetto di accorpamento però non è ancora avvenuto. E’ trascorso oltre un anno dalla scadenza prevista del 30 giugno 2022 e quindi, in assenza di un nuovo accordo Stato-Regioni (ASR), resta in vigore in materia di sicurezza sul lavoro quanto previsto dalla normativa vigente da molti ritenuta lacunosa ed insufficiente.
Negli ultimi anni, la neurodiversità sul lavoro è diventata un argomento di grande interesse. Con il termine “neurodiversità” ci riferiamo alla varietà naturale dei funzionamenti neurologici presenti nella popolazione umana. In altre parole, la neurodiversità è la diversità dei modi in cui il cervello umano funziona. Ciò include persone che hanno una vasta gamma di caratteristiche neurologiche, tra cui autismo, ADHD, dislessia, sindrome di Tourette, disturbi del movimento e altri tipi di differenze neurologiche.
Articolo apparso sui Quaderni della Sicurezza n. 3 del 2023 – https://www.aifoservice.it/sfogliabili/quaderni-della-sicurezza/2023/Q3/Demo/
di Francesco Naviglio[1]

Il 10 ottobre è la Giornata Mondiale della Salute Mentale durante la quale si deve affrontare anche il tema del benessere nei luoghi di lavoro lavoro.
Secondo recenti ricerche meno di un lavoratore su dieci (9%) sta davvero bene sul posto di lavoro e solo uno su quattro ritiene che la propria azienda si occupi concretamente del suo benessere. Eppure ormai gran parte dei manager e dei lavoratori, oltre che dei consulenti e formatori, concordano che il benessere sul lavoro è un fattore determinante per la soddisfazione dei dipendenti e per il successo delle aziende.
“Caro amico ti scrivo
Così mi distraggo un po’
E siccome sei molto lontano
Più forte ti scriverò
Da quando sei partito
C’è una grossa novità
L’anno vecchio è finito ormai
Ma qualcosa ancora qui non va”
L’Anno che verrà – Lucio Dalla[1]
Pubblicato su I Quaderni della Sicurezza, n.4 del 2020
Pubblicato su “Quaderni della Sicurezza – settembre 2024 n. 3 Anno XV”
Negli ultimi anni, l’intelligenza artificiale (IA) ha compiuto progressi significativi, diventando una tecnologia chiave per migliorare la sicurezza sul lavoro. Questo articolo esplora come l’IA, con le sue capacità di monitoraggio in tempo reale, analisi predittiva e risposta rapida agli incidenti, stia trasformando le pratiche di sicurezza sul lavoro. Attraverso l’uso di sensori, dispositivi IoT, robotica e tecniche di machine learning, l’IA è in grado di prevenire incidenti, ottimizzare la risposta alle emergenze e offrire programmi di formazione personalizzati. Tuttavia, l’adozione di queste tecnologie comporta sfide etiche e organizzative, come la gestione della privacy e il rischio di bias negli algoritmi. L’articolo conclude che, se implementata responsabilmente, l’IA può significativamente migliorare le condizioni di lavoro e ridurre i rischi, aprendo la strada a ulteriori innovazioni nel campo della sicurezza.

FOCUS: Passare da una cultura passiva e meccanicistica della prevenzione, fatta di regole, divieti, prescrizioni e sanzioni, ad una visione attiva comportamentale della salute e sicurezza dei luoghi di lavoro che sia basata sulle sensazioni e la cultura del corpo e che aiuti i lavoratori a per capire la stessa organizzazione e il gruppo di lavoro come guscio di protezione di se stesso.
di Francesco Naviglio
Pubblicato sul n. 28 della Rivista di Sociologia – 1974
Hartmut von Hentig, scrivendo la prefazione del libro di Ivan Illich, Descolarizzare la società, dice testualmente:
“Nel movimento per la riforma dell’istruzione, che ha finito col trascinare anche i vecchi oppositori, questo libro avrà l’effetto di una bomba. Esso stabilirà tra conservatori e riformatori un’alleanza che né gli uni né gli altri si sarebbero mai sognata. Vi scopriranno gli obiettivi che entrambi intendono raggiungere, sia pure usando mezzi diversi: la scuola come autogoverno della società sotto il pubblico controllo. Infatti, è la scuola che garantisce la continuità delle istituzioni, degli ordinamenti e delle idee di cui tutti noi viviamo. Essa rende la vita prevedibile almeno in parte, libera gli individui da un peso che da un pezzo non intendono più portare: la responsabilità di ciò che sono”.
Negli ultimi decenni, il ruolo dell’HSE (Health, Safety, and Environment) Manager è evoluto da un ruolo che si concentrava sulla risposta agli incidenti e sulla conformità normativa. Con l’aumento della complessità normativa e la maggiore consapevolezza dei rischi e delle pratiche non sostenibili, il ruolo si è trasformato.
Come sottolineato da EUROSTAT in un articolo apparso sul suo sito lo scorso 24 gennaio, il 2023 ha segnato un punto di svolta significativo per l’istruzione online nell’Unione Europea, testimoniando un incremento notevole nell’adozione di questa modalità educativa.
Come riportato nell’articolo “…nel 2023 il 30% degli utenti Internet dell’UE di età compresa tra 16 e 74 anni ha dichiarato di aver seguito un corso online o di aver utilizzato materiale didattico online nei tre mesi precedenti l’indagine. Si tratta di un aumento di 2 punti percentuali (pp) rispetto al 2022 (28%)”.La pandemia del 2020 ha accelerato una trasformazione digitale che ha investito tutti i settori, istruzione inclusa, portando a cambiamenti nelle metodologie di apprendimento.

di Francesco Naviglio[1]
Dal 9 maggio 2023 è stato indetto dalla Unione Europea l’Anno europeo delle competenze. L’iniziativa ha l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni europee, Stati membri, parti sociali, imprese e lavoratori dell’Unione a investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze per superare la carenza di manodopera e responsabilizzare gli individui a partecipare attivamente alle transizioni in corso del mercato del lavoro attraverso la formazione continua.
Pubblicato su Punto Sicuro il 19 dicembre 2023
Premessa
Ho accettato con piacere la proposta di scrivere questo articolo dedicato all’integrazione dell’Intelligenza Artificiale (IA) nella formazione alla sicurezza sul lavoro, poiché credo si tratti di un’evoluzione innovativa nel campo della prevenzione degli incidenti e della protezione dei lavoratori. In un mondo in cui la tecnologia continua a ridefinire il modo in cui lavoriamo, è essenziale esplorare come l’IA possa arricchire e migliorare anche il processo di formazione per garantire un ambiente lavorativo più sicuro e protetto.
Un mio articolo su come potrebbe cambiare il lavoro in un mondo digitalizzato, pubblicato sul n, 3 della Rivista Qualità pubblicata da AICQ
Il decreto legislativo n. 81 del 2008 ha determinato una svolta nelle politiche sulla salute e sicurezza dei lavoratori. In particolare, l’articolo 30 ha riconosciuto il valore dei sistemi organizzativi e di gestione come strategici nell’opera di prevenzione all’interno delle aziende. Tuttavia, ancora oggi, sussistono alcune perplessità in merito all’applicazione di alcuni punti previsti dall’articolo 30 e dall’articolo 51 del D. lgs. 81/2008.
“Il solo vantaggio competitivo che un’organizzazione ha rispetto alla concorrenza è la capacità di apprendere più velocemente degli altri.”
Peter Senge
Articolo apparso su Rivista Qualità – 03 2020
Riferendosi ai sistemi di gestione spesso ci si interroga sulla loro capacità di realizzare una reale efficienza della gestione aziendale, della produzione e dell’immagine nei confronti degli stakeholders.
Nel corso del congresso Mondiale della Sicurezza sul Lavoro, svoltosi a Singapore nel settembre del 2017, ISSA ha lanciato il programma Vision Zero, proponendolo come slogan del Congresso e rafforzando cosi le ragioni e la realizzabilità dell’obiettivo di un possibile mondo del lavoro senza incidenti e malattie professionali.
Perché la campagna Vision Zero e come si può concretamente realizzare? La risposta è articolata e si sviluppa attraverso alcuni passaggi.
di Francesco Naviglio[1]
La guida è l’attività lavorativa più pericolosa: è questo un dato ormai assodato e ricorrente.
I lavoratori che utilizzano un mezzo di trasporto per la loro attività o per andare e tornare dal lavoro sono la quasi totalità; le aziende che sono consapevoli di ciò e adottano adeguate misure di prevenzione sono tuttavia una minoranza. L’approvazione del nuovo codice della strada con l’inasprimento delle sanzioni rende il problema sempre più attuale.